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Nel mondo dell’enologia oggi c’è un gran fermento.
Fermento perchè con globalizzazione e quindi con l’ingresso di nuovi mercati di produzione, ognuno vuole frare le cose a modo suo… tutto ciò ha permesso che certe regole valgano per un paese ma per un’altro no.
Fermento perchè certe regole consentite in determinati paesi permettono a questi di produrre anche vini che forse non sono proprio naturali, abbassando così i costi di produzione e scardinando le regole di mercato.
A questo punto, di fronte a tutto ciò, alcuni produttori hanno deciso di alzare delle bandiere per dichiarare apertamente ciò che per loro vuol dire vino.
Vi ritroviamo i produttori biodinamici, quelli biologici, quelli dei “vini veri”…e via dicendo.
Tutte queste bandiere in fondo hanno un comune denominatore, ossia quello di ribadire li rispetto per la natura e la terra ma soprattutto per farci conoscere l’amore per i loro prodotti e la passione che li ha animati nel produrli.
In questo contesto si inserisce anche un personaggio come Gaspare Buscemi, enologo dal 1963, che con i suoi “vini d’artigianato” vuole perseguire la strada della pulizia e della correttezza nelle pratiche enologiche perchè amante della terra e del vino.
Qui un’estratto della sua filosofia tratta dal sito :

“L’immagine del “Vino d’artigianato”, da me predisposta per distinguere il vino prodotto nel rispetto dei valori di territorio, vuole essere nuova e aperta sollecitazione e proposta per indirizzi normativi finalizzati a questo recupero, indirizzi che si realizzeranno se il consumatore ne sarà primo sostegno.
Questa immagine segnala il vino ottenuto, oggi come un tempo, con
una enologia, che non impiega tecnologie standardizzanti perché artigiana, capace di utilizzare le risorse naturali e così raggiungere la necessaria stabilità e la specifica caratterizzazione del vino senza utilizzo di sostanze estranee al patrimonio qualitativo delle uve e limitando l’impiego dell’anidride solforosa;
una enologia che è garante della qualità perché controlla, confeziona e consegna ogni bottiglia solo dopo una lunga sosta in bottiglieria, sosta indispensabile per verificare la buona chiusura del tappo, necessariamente in sughero intero, e l’evoluzione della qualità;
una enologia come quella che ha fatto grandi i grandi vini già molto prima dell’era industriale.
Questo vino “fatto a mano” esprime l’unicità ambientale e culturale del territorio dal quale proviene perchè non è modificato nei suoi valori originari e non è standardizzato da ripetibili tecnologie industriali.
Questo “Vino di territorio” è un vino di grande sanità alimentare, che regge gli anni e impreziosisce nel tempo in un perfetto equilibrio si sensazioni organolettiche diverse come diverse sono le culture e quindi le viticolture, e come diversi sono i momenti evolutivi del vino stesso nel tempo.”

A buon intenditor poche parole…
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gravner::breg

BREG -bianco-2000 é un vino bianco incredibilmente unico.
La zona di produzione é il Collio goriziano e precisamente a San Floriano del Collio a ridosso del confine con la Slovenia.
La sua composizione é data da uve chardonnay, sauvignon, pinot grigio e riesling italico.
In questo vino c’é tutta la personalità di josko gravner personaggio fuori dagli schemi.
Non viene vinificato in bianco ed ogni vitigno che lo compone emerge in un esilarante profumo di fiori secchi e spezie.
Impossibile non provarlo ed impossibile é non voler conoscere meglio il grande Josko Gravner.
Proprio recentemente mi sono trovato di fronte l’articolo di Marc Tibaldi pubblicato sulla rivista di Veronelli e credo che azzecchi perfettamente la figura di quest’uomo….

P:-)M

Borgo San Daniele

April 5, 2006

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25.03.06::borgo san daniele
Mettendo in ordine le botiglie della mia cantina personale, mi sono ritrovato tra le mani una bottiglia di Tocai friulano 1998 dell’azienda Borgo San Daniele di Cormons (Gorizia), e non ho potuto fare a meno di stringerla gelosamente come si fa con qualcosa di molto prezioso. Immediatamente infatti la memoria mi ha portato all’altra estate quando con un gruppo di compagni di de::gustazione, ne aprimmo una della stessa annata.
Indimenticabile quel vino che nonostante i suoi 7 anni fosse perfettamente vivo, al palato grasso e pieno, caldo e avvolgente con il tipico finale di mandorla e con un’acidità assolutamente contenuta…spettacolare!
Questi pensieri mi hanno fatto desiderare di trovarne altre di bottiglie di quell’annata e magari perché no, di annate precedenti, così mi sono rivolto in azienda che viene seguita in maniera splendida dalla signora Alessandra Mauri e dal fratello enologo Mauro.
Entrando in azienda mi sono reso conto di cosa sia la differenza :: eleganza, cortesia, dolcezza e vero amore per i propri prodotti.
Quest’azienda che produce solo 45000 bottiglie di stupefacente qualità, oltre ad avere anche un’immagine curatissima, raggiunge sempre livelli altissimi anche sulle guide e quindi i loro vini delle annate precedenti diventano purtroppo quasi impossibili da trovare!
A quel punto l’unica possibilità che mi era rimasta era quella di fare subito un buon approvvigionamento sia del Tocai friulano che tanto mi aveva colpito, che dello splendido Arbis Blanc (sauvignon, chardonnay, pinot bianco e tocai) e dell’Arbis Ros (cabernet franc, cabernet sauvignon, pignolo).
Tornato a casa sono corso a sistemare la mia amata bottiglia di Tocai friulano 1998 al sicuro assieme ai nuovi aquisti.
P:-]M

Sossò di Livio Felluga

April 5, 2006

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4.02.2005::storie di::vini
Nel 1999 ho scoperto il vino… scoperto nel senso più ampio del termine, direi quasi che in quell’anno la mia mente si é aperta a nuovi incontri sensoriali.
Pur provenendo da una terra vinicola non ero mai stata educata ad un approccio più ampio nei confronti di questo nostro meraviglioso prodotto della terra e dell’uomo.
La folgorazione é arrivata una sera grazie ad un nostro comune amico grande appassionato e buon conoscitore di aziende del nostro territorio.
Ci portò in omaggio alcune bottiglie tra cui una bottiglia di Sossò di Livio Felluga che decidemmo di aprire.
Non appena avvicinai il naso al calice mi accorsi di quali meravigliose sensazioni possono essere percepite dall’olfatto, uno dei nostri 5 sensi che solitamente viene sottovalutato.
I sentori di spezie, di frutti di bosco, di ciliegie vennero percepiti in modo netto, si trattava solo di fermarli nella mente. Avvicinando la bocca al calice ritrovai quella sensazione di calore avvolgente che si trasformò in una morbidezza piacevolissima e ritrovai quei profumi che mi erano piaciuti tanto.
In un certo senso potrei affermare di essere stata folgorata da questo splendido vino che porta un nome così curioso ed indimenticabile.
Grazie a Livio Felluga, grande maestro dell’enologia friulana.
E::PI da alice e il vino