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Nuovi scenari si prospettano per il mercato del vino.
Pare infatti che alle scimmie dello zoo di Budapest piaccia parecchio il vino rosso: secondo i responsabili dello zoo far bere vino rosso ai nostri cugini é prassi consolidata dato che si ritiene possa influire positivamente sull’equilibrio dei loro globuli rossi. Zoltan Hanga, portavoce dello zoo ha tenuto a precisare che non si tratta del miglior vino ungherese, ma di semplice vino da tavola. FONTE: CNN-REUTERS

vino al museo

May 15, 2006

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“Tutti dentro”… famoso film in cui l’attore protagonista é Alberto Sordi é un pezzo di storia, o meglio storiella all’italiana.
Leggendo un interessante articolo pubblicato sulla rivista “Il mio vino professional”, scopro che da un paio di mesi a questa parte, per vendere vino ci vuole la laurea in conservazione dei beni culturali…
O meglio, le ultime novità sono che da poco si potrà comprare il vino al museo.
Grazie al ministro delle Politiche agricole Alemanno (o ex), i problemi delle vendite di vino in Italia sono stati risolti affidando a Buonitalia, società a capitale pubblico, il compito di vendere appunto il vino nei musei come ad esempio gli Uffizi di Firenze.
L’iniziativa di per sé non mi sconvolge affatto anzi…tralasciando tutte le obiezioni che si potrebbero fare come ad esempio se il personale sia o no qualificato, se il contesto sia o no indicato, se il vino verrà selezionato in base a cosa e da chi…
La cosa che non mi é per niente chiara invece é che questa società, Buonitalia spa, abbia come soci il Ministero stesso, l’Ice (istituto per il commercio estero), l’Ismea (istituto di servizi per il mercato agricolo e alimentare) e l’Unioncamere.
I compiti della società sono stati definiti per Decreto legislativo n.99 del 2004 in cui si legge anche che Buonitalia é autorizzata a fare un po’ di tutto, oltre al vino nei musei é autorizzata ad occuparsi dei ristoranti italiani all’estero, dell’olio extravergine (quale?), a partecipare ai saloni dell’automobile negli stand Ferrari con il marchio “il made in Italy che vince”, e ad occuparsi della registrazione dei marchi.
Fra le attività di routine, c’é anche la partecipazione a fiere ed eventi internazionali come ad esempio la partecipazione di Buonitalia nella stand Ice al “Food & Hospitality Event” a Shanghai lo scorso Novembre …. da segnalare che il viaggio, l’albergo di lusso e le feste a cui hanno partecipato li abbiamo pagati noi.
L’unica speranza é che veramente tutto questo sia utile e serva ad implementare il made in Italy e non le tasche dei soliti amici di… o figli di….
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Ormai è argomento diffuso quello del tappo a vite.
Ormai intendo da un paio di anni, perchè sino a non molto tempo fa la sola parola :: tappo a vite :: avrebbe destato orrore, disgusto, ribrezzo.
Sostituire i tappi in sughero non era assolutamente pensabile, per lo meno nel Vecchio Mondo .
Ma oggi si stà facendo marcia indietro anche da noi, e non mi riferisco a quei paesi con scarsa tradizione vinicola, ma a paesi come la Francia dove un grande nome come Michel Laroche uno dei più importanti e rispettati produttori di Chablis, ha annunciato che a partire dall’annata 2003 che è arrivata da poco sul mercato, tutti i suoi vini che seguiranno la strada degli Stati Uniti, avranno il tappo a vite.
La spiegazione che lui ha voluto dare sul perchè di questa scelta coraggiosa è legata ai troppi problemi ma soprattutto danni che il tappo di sughero gli ha regalato in questi anni.
Pian piano, dice Laroche, la tendenza sarà questa anche perchè bisogna riconoscere che grazie alla tecnologia ed all’innovazione molti problemi si potranno risolvere ed in fondo il tappo di sughero risale al 17° secolo…
Infatti oltre a contaminare il vino (“sa di tappo”), il sughero permette a volte l’ossidazione del prodotto che dovrebbe proteggere, in quanto non sempre la chiusura risulta efficace e duratura nel tempo.
Inoltre, diversi supermercati del Regno Unito si sono dimostrati riluttanti nell’accettare vini con la chiusura in sughero perchè troppe sono state le lamentele dei clienti che chiedevano di essere risarciti restituendo le bottiglie “danneggiate”.
Laroche sostiene anche che il tappo a vite risolverà parecchi problemi, in particolare per i vini bianchi di cui riesce a preservarne freschezza, acidità ed aromi mentre per i rossi ci vorrà ancora un po’ prima di farli digerire al pubblico, ma secondo lui… è solo questione di tempo.
Mah, staremo a vedere … tra i tappi di plastica, la segatura legalizzata e le polverine magiche secondo me fra un po’ ci dimenticheremo anche che cosa sia il VINO … [?]

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Nel mondo dell’enologia oggi c’è un gran fermento.
Fermento perchè con globalizzazione e quindi con l’ingresso di nuovi mercati di produzione, ognuno vuole frare le cose a modo suo… tutto ciò ha permesso che certe regole valgano per un paese ma per un’altro no.
Fermento perchè certe regole consentite in determinati paesi permettono a questi di produrre anche vini che forse non sono proprio naturali, abbassando così i costi di produzione e scardinando le regole di mercato.
A questo punto, di fronte a tutto ciò, alcuni produttori hanno deciso di alzare delle bandiere per dichiarare apertamente ciò che per loro vuol dire vino.
Vi ritroviamo i produttori biodinamici, quelli biologici, quelli dei “vini veri”…e via dicendo.
Tutte queste bandiere in fondo hanno un comune denominatore, ossia quello di ribadire li rispetto per la natura e la terra ma soprattutto per farci conoscere l’amore per i loro prodotti e la passione che li ha animati nel produrli.
In questo contesto si inserisce anche un personaggio come Gaspare Buscemi, enologo dal 1963, che con i suoi “vini d’artigianato” vuole perseguire la strada della pulizia e della correttezza nelle pratiche enologiche perchè amante della terra e del vino.
Qui un’estratto della sua filosofia tratta dal sito :

“L’immagine del “Vino d’artigianato”, da me predisposta per distinguere il vino prodotto nel rispetto dei valori di territorio, vuole essere nuova e aperta sollecitazione e proposta per indirizzi normativi finalizzati a questo recupero, indirizzi che si realizzeranno se il consumatore ne sarà primo sostegno.
Questa immagine segnala il vino ottenuto, oggi come un tempo, con
una enologia, che non impiega tecnologie standardizzanti perché artigiana, capace di utilizzare le risorse naturali e così raggiungere la necessaria stabilità e la specifica caratterizzazione del vino senza utilizzo di sostanze estranee al patrimonio qualitativo delle uve e limitando l’impiego dell’anidride solforosa;
una enologia che è garante della qualità perché controlla, confeziona e consegna ogni bottiglia solo dopo una lunga sosta in bottiglieria, sosta indispensabile per verificare la buona chiusura del tappo, necessariamente in sughero intero, e l’evoluzione della qualità;
una enologia come quella che ha fatto grandi i grandi vini già molto prima dell’era industriale.
Questo vino “fatto a mano” esprime l’unicità ambientale e culturale del territorio dal quale proviene perchè non è modificato nei suoi valori originari e non è standardizzato da ripetibili tecnologie industriali.
Questo “Vino di territorio” è un vino di grande sanità alimentare, che regge gli anni e impreziosisce nel tempo in un perfetto equilibrio si sensazioni organolettiche diverse come diverse sono le culture e quindi le viticolture, e come diversi sono i momenti evolutivi del vino stesso nel tempo.”

A buon intenditor poche parole…
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Un paio di giorni fa ho trovato su

  • vinography
  • un divertente articolo su un nuovo strumento di marketing adottato da alcune aziende.
    Scopro che il famoso sommelier Joe Satake è un’eroe dei fumetti (manga) e che grazie a lui l’azienda californiana “Jensen”, produttrice del Pinot nero Calera, da anonimo nome della costa centrale, è diventata una dei marchi più venduti in giappone.
    La gente fa la fila fuori dalle enotache per poter avere il suo vino e le esportazioni attuali verso il Giappone coprono oltre il 23% della loro produzione con una media di 7.000 casse all’anno.
    Uno dei due importatori del Pinot nero Calera, non riesce a contenere le domande perchè le sue scorte si esauriscono in due settimane, ma attualmente alla “Jensen” non sono ancora pronti ad aumentare la loro produzione perchè mai avrebbero potuto aspettarsi che un [manga] li facesse volare così in alto!!!!!

    P::M